“Nel giorno di mezza estate realtà e sogno si confondono…”
(W. Shakespeare)

“…ovvero il visibile entra in contatto con l’invisibile, la terra con il cielo, l’acqua con il fuoco profondo…onde consentire il processo di purificazione…”.

“Oggi celebriamo la Luce. Luce fisica, ma anche energia psichica e spirituale, come essenza dell’uomo che si irradia e lo illumina nello spazio che lo circonda…”

Il cammino del sole è regolato dalle leggi armoniche delle continue salite e ridiscese, scandite dal ciclo annuale dello Zodiaco che per Platone ed i Pitagorici era il “cancello del cielo”, la ruota cosmica degli esseri viventi che nelle costellazioni simboliche del firmamento celeste rispecchia l’eterna ciclicità dei ritmi della Natura.

Il 21 giugno, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23° 27’) rispetto all’equatore celeste, toccando lo zenith, si compie a mezzogiorno del cosmo quello che nelle tradizioni precristiane era considerato uno dei momenti più solenni. Il solstizio d’estate, celebrato, a seconda dei calendari, tra il 19 e il 25 Giugno, coincide quasi, in quello liturgico della Chiesa latina, con la ricorrenza della natività di San Giovanni Battista, alla cui vigilia si compiono ancora oggi riti folkloristici che raccolgono frammenti di credenze e culti arcaici.

Questa ricorrenza, ricavata sulla base dei Vangeli e strettamente collegata al Natale cristiano – fatto coincidere col solstizio invernale, in cui a Roma si onorava il Sol Invictus – commemorava in realtà anche la morte di San Giovanni perché così convenzionalmente era stabilito.

Il sole ha appena superato il punto solstiziale e inizia a decrescere sull’orizzonte, avviando il semestre discendente che si concluderà il 21 dicembre. Ecco dunque che il 24 giugno, si celebra l’astro colpito a morte, in analogia con la fine del santo. “Egli deve crescere e io invece diminuire” afferma il Battista riferendosi al Cristo.(Giovanni 3, 25-30).

Mentre Giovanni il Battista è strettamente collegato al sacro evento estivo, l’Evangelista è celebrato nei giorni d’inverno. Entrambi chiudono le porte dei momenti più importanti e magici dell’anno. Il primo, “il Giovanni che piange” chiude il portale del 24 giugno, il secondo, “il Giovanni che ride” chiude quello del 27 dicembre. Non a caso nella tradizione greca i due Solstizi erano chiamati rispettivamente “Porta degli dei” e “Porta degli Uomini”.

Analoga alla figura di San Giovanni è quella del Giano Bifronte anch’egli raffigurato con entrambe le modalità espressive.

Egli è il signore dei tempi ed è a guardia delle due vie, discendente e ascendente. Le stesse che l’iniziato dovrà seguire. Una sotto il segno del Cancro, l’altra del Capricorno.
D’altronde i due nomi, Giano e Giovanni (insieme al più nostrano Gennaro) hanno appunto la medesima etimologia: derivano dal termine latino Janus ossia Porta/Portale. La stessa parola Janara, anche se tradizionalmente derivante dalla parola dianara, con la quale si indicavano le sacerdotesse della dea Diana, potrebbe avere la medesima origine semantica. D’altronde cosa è la strega, la sacerdotessa, se non un portale attivo che mette in comunicazione mondi non visibili?

Dal punto di vista alchemico la simbologia espressa in questo giorno da’ spazio a interessanti riflessioni.

Il Sole, entrando nella costellazione del Cancro, segno d’acqua e domicilio della Luna, entra in contatto con la Luna stessa. In quest’incontro l’Acqua “contatta” il Fuoco, il giorno la notte, il maschile  il femminile, il conscio l’incoscio.

Tale circostanza viene definita da tante tradizioni come “nozze alchemiche”.
Così mentre la luna, nel suo ruolo femminile – pianeta dominante e rappresentativo del segno del Cancro ed afferente all’aspetto inconscio – accende in noi capacità come l’intuito e la fantasia, l’emozionalità, il sentimento, il sole rappresentativo dell’aspetto conscio e della volontà, nella sua accezione maschile, potenzia le nostre capacità cognitive, intellettuali e razionali.

Dal Samhain un grande percorso si è compiuto. Dalla discesa di Mercurio, esaltato in Scorpione, l’Iniziato ha attraversato la nigredo, iniziando a Yule la sua rinascita e giungendo, dopo 40-42 giorni all’albedo di Imbolc (equinozio di primavera). A Beltane (1° maggio) è iniziata l’Opera al Rosso, la rubedo, che a San Giovanni è giunta alla sua maturazione, avviandosi verso l’Oro.

Queste fasi che nell’esterno della natura rispecchiano i nostri processi interiori, dimostrano la naturalezza del compimento della Grande Opera una volta recuperato il contatto con la Natura propria dell’uomo, del pianeta che abitiamo e dell’Universo. Ristabilitasi la connessione, appare quindi inutile affannarsi per realizzare qualcosa che ciclicamente già avviene dentro e fuori di noi in maniera del tutto naturale. Ciò che impedisce la Realizzazione è appunto la percezione pregiudizievole della realtà circostante, essendo la nostra mente ingannata da provocatorie, ma costanti, illusioni che ci impediscono di fatto di vedere ciò che è già perfetto nel suo perfezionarsi, immutabile nel suo ciclico riproporsi.

Affannarsi alla realizzazione di qualcosa che è già, può sì condurre ad uno stimolo intellettuale positivo, a patto che anch’esso non si trasformi nell’ulteriore illusione di “stare facendo un percorso” che di fatto però non apporta modifiche sostanziali e migliorative della nostra vita.

“Io sono la Via, la Verità, la Vita”, diceva il più grande iniziato della nostra Era. E di fatto ogni iniziato è la Via che percorre, ogni iniziato ha in sé la Verità, ogni iniziato è la Vita che vibra all’unisono con l’Universo intero di cui è il tassello senza il quale l’Universo stesso risulterebbe incompleto.

“La Luce è per chiunque, ma bisogna desiderarla!…”

Buon Solstizio a tutti!